VIPRA: L’ARTISTA “(UN)COOL” CHE PARLA AD UNA GENERAZIONE ATTRAVERSO LA MUSICA

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Dopo l’esperienza condivisa con il progetto Sorrowland, Vipra continua il suo percorso d’artista come solista, un viaggio iniziato dal bagaglio leggero di quelle parole che non ha mai smesso di scrivere e che ora può usare per raccontarsi fino in fondo. Un ragazzo a metà dei vent’anni alle prese con la vita che affrontiamo tutti: la penna come strumento in più per descriverla, cioè farci i conti. Vipra è l’artista “(un)cool” che non sa cosa dire al primo appuntamento, che viaggia in Giappone per evitare monumenti e ciliegi in fiore a favore del megastore Pokémon. Cose da “ragazzino”, cioè cose da chi abita in questo mondo mentre cerca di capire come si fa. Il risultato è un’apertura reale sulle tante sfaccettature di un artista che vuole raccontare solo se stesso, finendo così per parlare a una generazione. In attesa di ascoltarlo dal vivo sul palco del Sei Festival (15 Aprile), abbiamo conosciuto meglio il suo “mondo” grazie alla live streaming Twitch “Sei in arrivo”.

G: Il tuo album di esordio “Simpatico, solare, in cerca di amicizie” tratta temi come l’apatia e l’ansia sociale, sensazioni che probabilmente molti ragazzi vivono soprattutto in questo momento. Com’è stato trasformare dei sentimenti così “vuoti” in una canzone?

Penso che quando uno scrive poi trasformi qualsiasi cosa gli passi per la testa in musica. Il lavoro dell’autore, come quello dei musicisti in generale, non dipende esclusivamente dal fatto di essere in studio, ma soprattutto dallo stato emotivo col quale si lavora con uno strumento o con la voce. Quindi credo che questa cosa sia dipesa molto dallo stato emotivo in cui ero quando ho scritto il disco.

C: Con il progetto “Sxrrxwland” hai fatto un certo tipo di viaggio, ora hai deciso di intraprendere il percorso da solista. Come vivi questo cambiamento, soprattutto come senso di responsabilità?

In realtà il fatto di lavorare da solo è relativo, perchè comunque con i ragazzi dei Sxrrxwland ci lavoro ancora. Osore ha curato due delle produzioni del disco e si è occupato di fare tutti i mix insieme a Mr. Monkey, mentre Tremila si è occupato di disegnare il merchandising.

L’unica occasione in cui sono stato effettivamente solo è stata quando facevo le battle di freestyle, che è una cosa che mi è sempre piaciuta fare ma era molto fine a se stessa.

Quindi nonostante il primo impatto sia stato complicato, avendo vicini tutti i ragazzi che lavorano con me, non soffro moltissimo questa cosa dell’essere in primo piano. Poi a me piace moltissimo dare spazio alle altre persone, il concetto di star non mi piace quindi ho sempre vissuto la musica come un processo collettivo.

G: Come abbiamo anticipato poco fa, prima del tuo primo album da solista, “Simpatico, solare, in cerca di amicizie”, hai condiviso parte del tuo percorso artistico con il progetto “Sxrrxwland”. Quanto è rimasto in te di quel progetto?

Di Sxrrxwland niente perchè io faccio la mia cosa e sarebbe stato scorretto nei confronti degli ascoltatori del gruppo fare la stessa roba.

Quindi, nonostante nel gruppo i ruoli fossero ben definiti, il lavoro finale era un lavoro uniforme di tre persone che lavorano insieme. Invece nella mia musica ci sono io ma soprattutto io nel momento in cui l’ho fatto. Probabilmente se facessi un disco adesso, non dico che sarebbe completamente diverso ma quasi.

G: Nell’album vediamo la presenza di numerosi produttori (Mr. Monkey, inude, populous, Frenetik&Orang3, machweo, osore) che corrispondono ad altrettante sfaccettature di generi musicali. Da dove deriva questa tua esigenza di esprimerti in tutti questi modi?

Un bravissimo musicista, tempo fa, mi disse “quando azzecchi la canzone giusta cerca di farle tutte quanto più uniformi possibili”, perché al pubblico interessa molto identificare l’artista con un genere musicale.

A me però questa cosa annoia. Facendo l’autore e scrivendo anche cose molto diverse tra di loro ho una passione per spaziare. Poi quando mi piace un genere musicale mi appassiono e lo approfondisco quindi difficilmente sarebbe potuto venire fuori un disco uniforme. Con Sxrrxwland eravamo tre persone e quindi il risultato era uniforme in quanto era una sorta di compromesso tra tre teste diverse, mentre da solo mi avrebbe annoiato fare un disco tutto punk, tutto elettronico o tutto rap, quindi quando avevo voglia di fare un genere diverso lo facevo. Inoltre in questa maniera faccio vedere quanto posso avere padronanza di più cose diverse.

C: Abbiamo la fortuna di avere dei progetti come Inude e Vipra che partono dal Salento ma che in realtà hanno un sound molto internazionale. Se qualche progetto salentino dovesse venire da te per proporti una collaborazione accetteresti? C’è qualcuno che invece ti piacerebbe affiancare?

In realtà lavoro con chiunque mi si proponga, in linea di massima nel momento in cui sposo la visione artistica e vedo che c’è un margine di crescita per l’artista collaboro volentieri. L’importante è avere una visione solida e inquadrata di quello che vuole fare.

In Salento c’è un sacco di roba e sono molto contento di questa cosa perchè, quando ho iniziato io a fare musica, veniva presa poco seriamente. Quindi se un progetto salentino venisse da me collaborerei molto volentieri, anzi sarebbe anche un motivo in più per farlo.

Intervista a cura di CristiAna Francioso e Giacomo Fontana