TUMA01: LA “TAC MUSICALE” DEL CANTAUTORE SALENTINO ALBERTO TUMA

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Indie pop dal sound semplice, maldestro e sincero: distribuito esclusivamente sulle piattaforme digitali da Artist First, venerdì 27 novembre esce Tuma01, il disco di esordio che presenterà sul palco del Sei Festival Venerdì 20 Agosto al Castello Volante di Corigliano D’otranto. Nel disco d’esordio, il cantautore salentino Tuma racconta gli ultimi tre anni della sua vita: amori, invidie, traguardi accademici, sesso, amici e la sua passione per il calcio. Un album “fotografico” caratterizzato da un sarcasmo a tratti pungente intorno al quale ruota la sua identità artistica. «Perché consiglio di ascoltare il mio disco? Perché parla di tutti», sottolinea Tuma. Prodotto e registrato da Rafqu al Qustudio, targato Discographia Clandestina, etichetta indipendente di Carmine Tundo (La Municipàl, Nu Shu, Diego Rivera), il disco propone tre inediti (“Il mio amico Oscar”, “Ciliegia” e “Aprile”) e cinque singoli già lanciati negli scorsi anni (“Scirea”, “Mi piacerebbe evitare #2”, “Una canzone sconcia”, “Annapaola”, “Semplice”). Con la sua ironia, Tuma svela a Coolclub cosa rappresenta per lui questo disco.

Ciao Alberto, il 27 Novembre hai lanciato il tuo primo disco “TUMA 01”. Che cosa rappresenta per te questo lavoro discografico?

Rappresenta tutto ciò che sono. Tuma 01 racconta i miei ultimi anni di vita (intesi come “gli ultimi che ho vissuto”, non fraintendete… per ora non muoio, o almeno spero). Insomma, racconto un po’ tutto quello che mi è successo dalla maturità ad oggi. Amori, amicizie, sfoghi, sesso, calcio… possiamo dire che questo disco è una TAC a ciò che sono il cui referto afferma che, tutto sommato, poteva andarmi peggio.

“Tuma 01” è ormai fuori da due mesi, come credi che sia stato percepito dal tuo pubblico?

Credo bene. Mi sono arrivati molti messaggi di persone che si erano riconosciute tra le righe dei miei testi, e questo mi fa un sacco piacere. È molto bello per un artista scoprire che si è meno soli in questo pazzo mondo e sapere che altra gente, magari che non hai avuto la fortuna di conoscere personalmente, riesce a ridere e a emozionarsi grazie alle tue storie. Questo ripaga i tuoi sforzi, anche più del denaro… no vabbè, il denaro è meglio, ma anche questa sensazione non è malaccio.

Otto tracce, otto storie diverse. Qual è il filo conduttore che unisce l’intero disco?

Il filo conduttore è sicuramente l’autoironia, il non prendersi troppo sul serio. È un disco che racconta storie semplici e quotidiane, storie di tutti i giorni. Le storie di un ragazzo normale, un po’ paranoico, un po’ ipocondriaco, che si fa strada nella vita a colpi di battute e Tachipirina 1000.  

Ti abbiamo conosciuto con il tuo singolo Semplice nel 2017 e nel 2020 esci con l’intero album. Come mai hai atteso così tanto?

Non è facile riuscire a dividere il proprio tempo tra la cura del corpo e il lavoro. Dormo molto per mantenere una pelle giovane e delicata, per questo il tempo per lavorare in studio è poco. In realtà, al netto dei ritardi dovuti alla pandemia, ci tenevo a prendermi tutto il tempo necessario per lavorare su questo disco, volevo che mi fosse cucito addosso e sono felice perché ancora oggi, ascoltandolo, sento di aver fatto bene, lo sento mio al 100% e mi ci rivedo in ogni nota.

La pandemia ha colpito interi settori, in particolar modo quello dello spettacolo. Come stai vivendo questi tempi privi di musica dal vivo?

Ora dovrei dire una di quelle frasi del tipo: “è un occasione per meditare” “sto studiando molto” o cose così’. In realtà sono sull’orlo di una crisi di nervi… mi mancano le emozioni forti, l’adrenalina di un live che non sia davanti a una webcam. Speriamo che questo periodo finisca presto e che si possa finalmente tornare a suonare, a fare musica per un pubblico vero, in carne ed ossa. È il motivo per cui noi tutti abbiamo scelto questo mestiere! Coraggio, resistiamo, la  fine di questo incubo è vicina… si spera.

Se dovessi scegliere il brano che ti rappresenta di più in “TUMA 01” quale sarebbe? 

Senza pensarci due volte vi rispondo “Mi piacerebbe evitare #2” che, come dico sempre, è il manifesto della mia insofferenza esistenziale. Lo scrissi nel 2017, un secondo dopo essere stato aggiunto al gruppo whatsapp “Pasquetta 2k17”. In mezz’ora il testo era su carta, nero su bianco, una di quelle canzoni che hai dentro da chissà quanto tempo e che improvvisamente escono di getto, come un fiume in piena di parole e di concetti.

La scena salentina è ricca di realtà musicali. Con chi dei vari artisti ti piacerebbe fare un feat.?

Nella scena salentina ci sono veramente tantissimi artisti e amici che amo tantissimo sia sotto il punto di vista affettivo che musicale. Se dovessi sceglierne solo uno sceglierei un gruppo e sceglierei La Malasorte perché hanno uno stile pazzesco e fanno un genere su cui mi diverto molto a scrivere e a giocare con le metriche.

La tua verve è una caratteristica importante che delinea il tuo “personaggio artistico”. C’è un linea sottile che separa la tua persona dal tuo personaggio?

Per fortuna o purtroppo no. Chi ha avuto la sfortuna di conoscermi personalmente può confermare che sono un cretino sia sul palco, sia nella vita privata. Mi piace portare me stesso sul palco, raccontare un po’ della mia bizzarra vita, e sono molto contento del fatto che questa autenticità venga percepita dal pubblico. È sempre difficile riuscire a rimanere autentici in una società che ti spinge sempre verso l’omologazione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vincere ingenti somme di denaro con il gioco d’azzardo, non beccarmi il covid (o qualsiasi altra malattia più grave del raffreddore), riuscire a mantenere la prima posizione al fantacalcio e soprattutto tornerò presto con nuova musica che si spera di riuscire a portare live al più presto. In questi giorni siamo lavorando in studio e siamo a buon punto, restate sintonizzati sui miei canali social per tutti gli aggiornamenti!