Truppi e la lunga strada di sabbia

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Truppi

In viaggio su un camper con il suo pianoforte smontabile, martedì 18 agosto Giovanni Truppi arriverà nel fossato del Castello Volante di Corigliano d’Otranto (LE) per un altro appuntamento targato Sei Festival. La sua estate sulla “lunga strada di sabbia”, di memoria pasoliniana, diventerà un reportage d’autore per il mensile Linus perché quando si cerca di assomigliare alle parole che si scrivono, ogni canzone diventa una presa di posizione civile e poetica. Il suo ultimo lavoro è 5 (2020), un Ep di cinque tracce che raccoglie collaborazioni con Calcutta pagina di, Veronica Lucchesi de la Rappresentante di Lista, Niccolò Fabi e Brunori Sas accompagnato da un libro di storie a fumetti edito da Coconino Press e disegnato da Fulvio Risuleo e Antonio Pronostico, Pietro Scarnera, Cristina Portolano, Mara Cerri e Zuzu.

Giovanni, arriverai qui nel Salento in una maniera veramente particolare: con un camper insieme ad un pianoforte riassettato da te. Come è nata l’idea di affrontare il tour in questo modo?

L’idea è nata perché avevo in mente di fare questo viaggio cioè ripercorrere tutta la costa italiana. Siamo partiti una decina di giorni fa e ci è venuto naturale introdurre anche qualche concerto all’interno. Il piano forte per fortuna ci entra dentro – ride –

La caratteristica dei tuoi brani, più che nel sound, risiede nella stesura legata ad una poetica fuori dagli standard. Una scelta che ti porta ad essere un cantante ontologicamente diverso e costantemente emergente…

Io cerco di essere il più fedele possibile a quella che è la mia l’esigenza di raccontare e di scrivere, sia dal punto di vista di quello che dico che dal punto di vista della musica che scrivo. È una scelta obbligata, in qualche modo. Non sento di avere alternative, non mi sentirei onesto innanzitutto con me stesso e non mi divertirei a fare quello che faccio.

Il tuo ultimo lavoro discografico è 5, un Ep di cinque tracce che raccoglie collaborazioni con Calcutta, Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista, Niccolò Fabi e Dario Brunori. Come è nata la collaborazione con loro? Con chi c’è stata una particolare empatia?

L’idea è venuta in maniera abbastanza spontanea e poco ragionata. Nel senso che all’inizio stavo pensando di far uscire un brano invitando un altro artista, visto che era una cosa che non avevo mai fatto. Poi, a partire da lì, contemporaneamente ho cominciato a fantasticare sull’idea di invitare più artisti su più brani e questo è successo sia dal punto di vista della musica che nelle immagini perché sono sia 5 canzoni che 5 storie disegnate da 5 artisti diversi. Rispetto alle sinergie sono state tutte molto interessanti. So che sembra una risposta democristiana – ride – ma con ognuno di loro c’è stata un’emozione e un punto di incontro diverso.

Hai frequentato il liceo classico, ti sei poi laureato in Lettere e per circa dieci anni hai fatto l’insegnante di canto. Poi è arrivato il tuo turning point ed ora vivi della tua musica. Cosa consiglieresti ai giovani che inseguono i propri sogni e che il 18 Agosto saranno sotto al palco del Sei – Sud Est Indipendente Festival ad ascoltarti?

È una domanda difficile – ride – non mi sento nella posizione di poter dare dei veri consigli. Credo che forse la cosa che per me è stata utile e che ho messo a fuoco col tempo è cercare di dare una concretezza ai propri sogni. Cioè cercare, sì, di fantasticare, ma trovare anche il modo di individuare dei percorsi concreti che permettano la realizzazione pratica del sogno o di una parte di esso.

Intervista a cura di Cristiana Francioso

 

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