TEMPO AL TEMPO, CE LO INSEGNA COLOMBRE CON IL SUO DISCO “CORALLO”

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    Giovedì 26 agosto, dopo la presentazione di “Rinascita Americana. La nazione di Donald Trump e la sfida di Joe Biden” (Sem), alle 22 partirà il doppio live con Vipera e Colombre (ingresso 15 euro – Prevendite nel circuito Dice -> bit.ly/SEI_Colombre) dentro la cavallerizza del Castello Volante di Corigliano D’otranto. Colombre con la sua band al completo per un live totalmente rinnovato, elettrico e vibrante, occasione per ascoltare dal vivo le canzoni dell’ultimo album “Corallo” così come sono state prodotte, oltre agli ultimi due nuovi singoli “Il sole non aspetta”, uscito a marzo con un ritornello pop che ti si incolla alla testa come l’afa di un pomeriggio di mezza estate, e alla rilettura della celebre “Tu sei l’unica donna per me” di Alan Sorrenti. Entrambi i nuovi brani sono contenuti nella release del vinile in edizione limitata di “Corallo” uscito il 30 aprile per Bomba Dischi. Colombre è Giovanni Imparato. Come il mostro marino del racconto di Buzzati, da cui prende il nome, ad un certo punto affiora dall’acqua pubblicando nel 2017 l’album “Pulviscolo” (Bravo Dischi). Il disco, preceduto dal singolo “Blatte”, arricchito dal prezioso featuring di Iosonouncane, ottiene attenzione e consensi da pubblico e critica, ed è candidato nella cinquina del Premio Tenco come miglior opera prima. Questa accoglienza permette al cantautore di Senigallia di intraprendere un tour in tutta Italia di più di novanta concerti, tra il 2017 e 2018. Nello stesso 2018 co-produce e arrangia il disco “Deluderti” (La Tempesta Dischi, 2018) della cantautrice Maria Antonietta, con la quale aveva già collaborato nella produzione del suo disco precedente “Sassi” (La Tempesta Dischi, 2014). Nel 2019 Calcutta lo invita a prendere parte al fortunato tour di “Evergreen” come chitarrista. Il 2020 è l’anno dell’atteso ritorno discografico con “Corallo” (Bomba Dischi) che entra nelle classifiche più importanti sui migliori dischi dell’anno e lo conferma come uno degli artisti più autorevoli della nuova scena musicale italiana.

    “Corallo” è il nome del tuo album uscito nel 2020 a 3 anni di distanza dal tuo disco d’esordio. Come il corallo, quindi, anche questo progetto ha avuto una “crescita” lenta. A cosa è servito maggiormente questo tempo e in che cosa sei cresciuto tu in quei 3 anni?

    Il tempo serve per fare in modo che il tuo disco e le cose che escono siano precise per te, perché spesso la fretta ti fa fare le cose arrangiate. Per come lavoro mi piace trovare qualcosa che abbia la dignità di essere trasformata in una canzone. Per raccontare le cose di vita serve il tempo.

    Dato che la pandemia non ti ha permesso di suonare subito il tuo album, hai sentito una sorta di distacco emotivo rispetto a quello che hai prodotto o questa bolla di tempo ha conservato lo stesso entusiasmo che avresti avuto suonando a ridosso dell’uscita del disco?

    Per forza di cose vieni travolto da questa situazione. È ovvio che l’anno scorso, quando stavo preparando il concerto e stavo suonando con una nuova band, ero con una testa diversa, più carico. Lo stop forzato ha fatto ridimensionare molte cose e ci ha permesso di ragionare meglio sulle canzoni perché le lasci decantare. Quindi nel momento in cui sono andato a provare con i ragazzi della band sono iniziate a riaffiorare tutte cose fighissime che sembravano sepolte.

    Tornare a suonare e vedere la gente bloccata nel proprio spazio per te è stato motivo di ascolto un po’ più attento oppure ti è mancato vedere la gente muoversi in maniera più libera?

    Sicuramente le cose cambiano e stai anche più attento a dosare i tempi del concerto perché il pubblico è più tendente a non potersi muovere, quindi alcune canzoni le rallenti un po’, le fai più dilatate… Sabato però a Bologna sono stati tutti seduti tranne che per l’ultima canzone si sono alzati e sono venuti tutti sotto il palco a fare un delirio finché non sono arrivati i buttafuori a sistemare la situazione, è stato stupendo. Quello che è accaduto ha fatto sì che molte dinamiche venissero scoperchiate. Il nostro è anche un lavoro molto legato all’attività mentale, quindi oltre allo studio è anche un lavoro che ti tiene sempre acceso e spesso questa cosa non è purtroppo molto considerata. In un certo qual modo, nella disgrazia, è stata una cosa positiva aver potuto sottolineare ai piani alti dell’esistenza di questi problemi.