Le storie vere sotto forma di bugie di Lucio Corsi

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Il Sei Festival ospiterà nel fossato del Castello Volante uno dei cantautori più brillanti della sua generazione: Lucio Corsi. Venerdì 21 Agosto, il cantautore performerà – tra gli altri – i brani del suo ultimo lavoro discografico “Cosa faremo da grandi?”, uscito all’inizio del 2020 per Sugar Music.
Prodotto da Francesco Bianconi e Antonio Cooper Cupertino, accompagnato dalle opere visionarie di Tommaso Ottomano, il disco ha ricevuto un’ottima accoglienza dagli addetti ai lavori e dal grande pubblico, tanto da esaurire tutte le prime date del tour (prima del lockdown).
Con Cosa faremo da grandi Lucio Corsi parla di grandi imprese mandate in fumo con l’anima in pace. Lo stile narrativo unico di cantastorie si incontra con la vampa glam rock degli arrangiamenti live, rendendo lo spettacolo poetico ma al tempo stesso molto dinamico.

A Gennaio è uscito il tuo nuovo album “Cosa faremo da grandi?”, un disco con un titolo che contiene perplessità attuali. Come è nato?

Prima di tutto devono nascere le canzoni, una volta nate vanno fatte crescere abituandole a convivere con gli altri (con gli altri brani contenuti nell’album) e con le orecchie degli ascoltatori a loro sconosciuti. È un disco di storie vere sotto forma di bugie. Il titolo non è stato scelto per il suo essere attuale, cosa che non mi preoccupa, non amando scrivere del giorno d’oggi. Credo che anche cinquanta anni fa ci fossero dubbi sul futuro nella vita delle persone e non per forza un dubbio è cosa negativa.

Le tue canzoni hanno l’audacia di inventare un mondo, rendendo l’ascolto un’esperienza che percorre una storia con immagini originali e che ricordano un po’ la letteratura di Nabokov. Questi elementi sono percepibili nel tuo primo lavoro discografico “Bestiario Musicale”. Da dove nasce questa visione “fantastica”?

La fantasia è uno strumento fondamentale nell’arte, come una chiave inglese è fondamentale per un meccanico. Limitarsi a descrivere il mondo osservandolo da un metro di distanza senza lo sforzo di modificarlo in qualche suo aspetto trovo che sia un crimine, un noiosissimo crimine.

Bestiario Musicale ripercorre la storia e “la magia persa” degli animali. Se tu dovessi scegliere, che animale ti piacere essere? Quale magia avresti?

Sono felice di essere una persona, che trovo sia una specie animale interessante.

Sei un esteta musicale ma anche visivo, infatti oltre ad arrivare alle orecchie della gente, arrivi anche agli occhi per il tuo essere glam…

Credo che l’estetica di un progetto musicale (copertine dei dischi, abiti di scena, video musicali) debba avere la stessa importanza delle canzoni, tutti questi aspetti ci consentono di approfondire, di arricchire e render più chiara la storia che si vuole raccontare.  Questo pensiero deriva da una mia passione nata in adolescenza per il progressive rock dei Genesis con Peter Gabriel e per il glam rock degli anni 70, due generi differenti ma che davano entrambi grande importanza al lato estetico.

Intervista a cura di Cristiana Francioso