“LASER”, UNA LETTERA AL PROPRIO IO CHE DIVENTA UNA CANZONE

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Domenica 22 Agosto sul palco del Castello volante il Sei Festival ospita L’Edera, cantautore classe ’95, originario di Santa Maria di Leuca. Sbuca su Youtube nel 2013 con alcuni provini registrati in cameretta. In quel periodo Alberto frequenta il liceo e scrive canzoni insieme al fratello Giancarlo. Nel 2016 viene pubblicato “Rampicante EP”, un lavoro autoprodotto, completamente indipendente, con la collaborazione di Caino Marinelli, mentre Alberto frequenta l’università a Parma e suona ovunque ce ne sia la possibilità, armato solo della sua chitarra. Organizza e autopromuove un piccolo tour anche fuori Parma e suona in apertura a nomi della scena indipendente italiana come Dente, Colombre, Giorgio Poi, Galeffi, La Municipàl. Nel 2018, mentre lavora come dj e organizzatore eventi, invia la demo di un inedito alla 30esima edizione del Rockcontest di Controradio e si aggiudica il premio Fondo Sociale Europeo. Il riconoscimento gli permette di entrare in studio col produttore Simone Sproccati (Salmo, Meli, Coma Cose) e registrare i suoi brani tra il Crono Sound Factory e il Kaneepa Studio di Milano con la collaborazione di Emanuele Santona (I Segreti) e Loris Giroletti (L’Officina della Camomilla). Nel 2020 entra nel roster dell’etichetta indipendente Romolo Dischi e a giugno pubblica il primo singolo “Magica”, a cui fa seguito una versione remix curata dal producer Simoo (Speranza, Masamasa). In attesa di un nuovo Ep, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 pubblica i singoli “Zattera” (vincitore al Rockcontest) e Asfalto.

Il 14 luglio è uscito il tuo nuovo singolo “Laser”, una canzone intima che cerca forse di rimarginare una ferita ancora aperta. Com’è nato il brano?

Credo che Laser sia nata come la manifestazione in musica di un cambiamento che stava avvenendo dentro e fuori di me. Era il periodo in cui stavamo registrando a Milano e avevo buttato giù il primo provino del brano in camera. L’ho fatto sentire a Simone (Sproccati, il produttore) in macchina mentre andavamo in studio e in sala di registrazione continuava a canticchiarla. In quel momento abbiamo capito che doveva essere incisa.

Questa canzone ha avuto, per te, una sorta di funzione terapeutica nel momento in cui l’hai scritta?

È stato un po’ come scrivere una lettera. Sai, quelle lettere che scrivi anche solo come sfogo o liberazione, senza poi mai spedirle. Scrivere di qualcosa è sempre un buon modo per capirla, penso che cantarla ti aiuti anche ad affrontarla.

Nella canzone dici “Le canzoni migliori sono già state tutte scritte”, ma qual è una canzone che avresti voluto scrivere tu?

Ce ne sarebbero parecchie. La prima che mi viene in mente ora è “Le sei e ventisei” di Cremonini. Non è un caso sia una canzone d’amore.

Quest’estate sei in giro con il “Laser Tour”, partito a Parma il 17 giugno e che il 22 agosto farà tappa a Corigliano per il SEI festival. Quali sono le tue sensazioni nel portare la tua musica dal vivo stando a stretto contatto con le persone che fino ad ora ti hanno potuto ascoltare solo in streaming?

I posti a sedere e il distanziamento di certo scalfiscono il clima di unione che si crea in un concerto dal vivo, ma la lontananza dai palchi e dal contatto ravvicinato con le persone per più di un anno, ha avuto un grande impatto su di me personalmente ed è davvero straniante ritornare a suonare live. In questo periodo affronto i concerti con più tensione, ma anche con più emozione, rispetto al passato. Sono esperienze forti che non dimenticherò.

Abbiamo lanciato l’hashtag #wecanbeheroes, in che modo un artista può essere eroe in questo periodo?

Per essere un artista oggi ci vuole molto coraggio e già di per sé fare arte può essere un’impresa eroica. Se poi un artista è anche in grado di esporsi e lanciare un messaggio, ha qualcosa di “super”.