La musica nascosta dentro le pagine di Erica Mou

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La cantautrice pugliese Erica Mou sarà tra gli ospiti della quattordicesima edizione del Sei Festival con “Nel mare c’è la sete”, il nuovo spettacolo ispirato al suo romanzo d’esordio (Fandango Libri). Musica e letture si fonderanno sul palco come in un’unica lunga canzone, per raccontare una storia che riesce a diventare anche nostra. La cantautrice pugliese proporrà, imbracciando la chitarra e con l’utilizzo di loops ed elettronica dal vivo, le canzoni del suo repertorio insieme ad alcune rivisitazioni di classici della musica italiana, che fanno da colonna sonora alle letture tratte dal romanzo. La Mou ci racconta il coraggio di sentire, di scegliere, di rompere gli schemi alla ricerca della libertà, demolendo la retorica zuccherosa delle relazioni d’amore e mostrandoci co-me dietro la perfezione possa nascondersi un doppio fondo inaspettato.

Tante canzoni e adesso il tuo primo romanzo, una nuova forma per dare più corpo alle storie che già da tempo racconti o una nuova dimensione della tua nuova poetica?


Una nuova forma, una tappa di un unico percorso artistico.
Ho definito spesso questo romanzo una lunghissima canzone o addirittura il mio sesto album in studio; semplicemente questa volta la musica resta nascosta dentro le pagine.

Cantare d’amore è difficilissimo, si teme sempre il confronto con “brani giganti”. E anche scriverne nasconde sempre il rischio di cadere nella retorica. Nel libro così come nelle tue canzoni riesci a individuare sempre un’angolazione, uno sguardo diverso. Cosa significa per te parlare d’amore?


Significa parlare della vita stessa, scavare, abbattere le resistenze.
 Raccontare le relazioni tra le persone è per me da sempre la porta per entrare nelle tematiche più diverse.

La tua scrittura musicale non cede alle moine e alle mode del momento, è ancorata a una forma melodica capace di esaltare la tua voce e valorizzare le tue parole, pur innovandosi e crescendo. Come credi stia cambiando il pop e la musica intorno a te. Come definiresti oggi il ruolo dei cantastorie?


Grazie di cuore, prima di tutto.
Penso che la musica stia risentendo molto dell’immagine in questo preciso momento storico, così come ogni aspetto della nostra vita. A me interessa tracciare un percorso che sia ancorato alla verità della mia esistenza, che evolva senza perdere identità, anzi andandola a ricercare sempre di più. È un’ambizione complicata ma ci sto provando.
Credo anche che in questo mondo dove tutto è così accessibile e diversificato, un ascoltatore curioso possa trovare la musica che fa per lui.
Occorre però scavare un po’ sotto la patina delle poche cose sempre visibili e spesso simili.

Hai fatto tante cose, hai visto e incontrato artisti diversi, non ultimo Piers Faccini con cui hai pubblicato il tuo prima singolo in inglese. Ci racconti questa esperienza e questa nuova dimensione musicale?


Ho recentemente vissuto per un anno a Londra ed è stato un tempo molto stimolante. È lì che ho scritto il romanzo ed è lì che ho ricominciato a lavorare con MaJiKer, un produttore britannico con cui avevo già collaborato in passato. È proprio insieme a lui e a Piers Faccini (artista che adoro da quando lo ascoltai aprire un concerto di Ben Harper quasi quindici anni fa) che ho composto il mio primo brano in inglese “A ring in the forest”. Spero di poter condividere le altre nuove produzioni con voi molto presto.

Hai un’anima acustica, è anche una delle dimensioni live in cui ti cimenti più spesso. Adesso sei in tour per promuovere il tuo libro ma anche la tua musica. Come sarà il concerto per il SEI festival nel Castello Volante di Corigliano d’Otranto?



Sarà un abbraccio tra le canzoni e le letture.
Leggerò e canterò con la chitarra a tracolla e aiutandomi con l’uso di loops ed elettronica. Con l’ambizione, seppur sola sul palco, di creare un’intimità da condividere e amplificare insieme al pubblico. Vi aspetto!

Intervista a cura di Osvaldo Piliego