Il nuovo album di Dente: una questione di identità e contrasto

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Dente è uno dei più apprezzati cantautori italiani, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numeroso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati. Sette album in studio, un Ep digitale e un libro alle spalle, Dente ha collaborato con numerosissimi artisti del panorama italiano come Perturbazione, Arisa, Marco Mengoni, Le Luci della centrale Elettrica, Manuel Agnelli, Coez, Brunori Sas, Enrico Ruggeri e Selton per citarne solo alcuni. Martedì 11 agosto (ore 22 – ingresso 15 euro + dp) Dente sarà ospite del SEI – Sud Est Indipendente Festival con un concerto intimo e raccolto che metterà in luce la parte più essenziale dei brani del cantautore emiliano. In questo tour, infatti, le canzoni del suo ultimo omonimo album (uscito a febbraio per INRI/Artist First) e quelle del suo vasto repertorio saranno riarrangiate in chiave acustica. Nell’attesa del live Dente, ha spiegato sul sito del SeiFestival che cosa c’è dietro l’idea dell’ultimo disco che definisce “una questione di identità e contrasto” .

Molti artisti decidono di intitolare con il proprio nome d’arte l’album che rappresenta il raggiungimento di una maturità artistica – vedi Lucio Dalla -. È un coronamento che hai deciso di fare anche tu con il tuo ultimo disco “Dente”?

Più che maturità artistica l’ho fatto per una questione di identità e contrasto, questo è un disco diverso dai precedenti ma che parla tanto di me, più di ogni altro, quindi ho deciso di dargli il mio nome come se fosse un album d’esordio, il secondo nel mio caso. 

Un termine che usi spesso per definire i tuoi scorsi lavori discografici è “retromania”, caratteristica che in Dente hai cercato di superare con l’abbandono della chitarra acustica e l’aggiunta di synth pop, per rimanere legato al tuo tempo. Come hai maturato questa decisione? È stato un cambiamento ragionato o naturale?

Direi 50 e 50, da un lato ho naturalmente ripreso ad ascoltare musica contemporanea come non facevo da tanto tempo e dall’altro ho sentito il bisogno razionale di darmi una rinfrescata musicale e di assecondare di più gli ascolti che sto facendo, quindi di andare in una direzione più contemporanea appunto. 

Recentemente sei stato citato nel libro di Giulia Cavaliere come uno dei cantautori che pur non rinunciando alla tradizione hanno innovato la canzone italiana, la sua lingua. Come ci si ritrova a essere parte della Storia della musica italiana? Cos’è cambiato dal tuo esordio nella tua musica e intorno a te?

Non so se entrerò nella storia della musica italiana ma mi piacerebbe comunque lasciare un segno del mio passaggio, l’idea di essere ricordato per aver fatto anche una piccola parte nel corso del naturale cambiamento della canzone sarebbe un bellissimo premio per il lavoro che sto facendo. Cos’è cambiato dai miei esordi? tantissimo. Nella mia musica ci sono stati cambiamenti che sono sempre andati di pari passo con la mia personale crescita e con i mutamenti che ci sono stati nella mia vita, intorno a me è cambiato quasi tutto. Quando ho iniziato a suonare in giro le mie canzoni, il solo fatto di farlo era una follia e chi andava a vedere concerti di musica italiana “alternativa” era visto come un alieno.   

In un’intervista hai rivelato che in La presunta santità di Irene riprendi l’attacco di Abbracciala abbracciali abbracciati di Battisti, artista che stimi molto e che ha influenzato la tua musica…

Si è un palese omaggio a quel disco che mi ha sempre affascinato molto, ho voluto prenderne un pezzetto e metterlo in una mia canzone, così per farlo ancora più mio. 

“Io non capisco i giovani di oggi” è l’incipit con cui inizia Sarà la musica. Cosa pensi della nuova generazione musicale?

Ci sono cose che mi piacciono tantissimo e altre meno, la cosa di cui mi dispiaccio è che oggi tantissimi iniziano a fare musica per fare soldi e avere successo, perdendo di vista il mezzo con il quale ci arrivano che dovrebbe essere appunto la musica. In questo modo non si realizzano più opere di ingegno e libertà artistica ma  prodotti ad uso di un consumo veloce. Ecco io ho iniziato a fare musica anche perché questo modo di ragionare non mi stava bene e in tutti questi anni non ho cambiato idea.