Il caos esterno e l’essere irrequieto de Lefrasiincompiutedielena

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Proseguono al Castello Volante di Corigliano d’Otranto gli appuntamenti musicali e culturali della quattordicesima edizione del SEI festival, ideato, prodotto e promosso da Coolclub, con la direzione artistica di Cesare Liaci. Sabato 22 agosto (ore 21 – ingresso libero fino a esaurimento posti) sulla terrazza piccola del ristoro del Castello  con  “Interno 29”, disco d’esordio, si esibirà lefrasiincompiutediElena, progetto nato tra Roma e Lecce nel 2017 e che negli scorsi mesi ha iniziato a far girare tra le playlist di Spotify i primi singoli Ciglia e Lenzuola.

Il percorso musicale de Lefrasiincompiutedielena è partito nellʼombra dellʼanonimato, poi hai scelto di rivelare la tua identità e di presentare il tuo volto, oltre alla tua musica. Credi che questo passo abbia cambiato – positivamente o negativamente – il rapporto con il tuo pubblico?

Più che una scelta è stato quasi inevitabile. Sapevo che con il disco ci sarebbero stati in programma dei concerti e non ho nessuna intenzione di travestirmi da Batman o Altro. Quindi uscire allo scoperto è stata una conseguenza. Come, e se, questa cosa abbia cambiato il rapporto con il pubblico non me lo sono chiesto. Spero di no. 
Cʼè anche da dire che gli amici più stretti o comunque gente a me vicina sapeva de Lefrasi.

Il tuo disco di esordio “Interno29” , da te definito figlio di influenze indie pop-rock anglosassoni, è un lavoro nato tra Roma e la Puglia. Qual è il concept dellʼintero album?

Mi sono reso conto dopo la pubblicazione di Incenso, a maggio del 2018, che avevo scritto delle canzoni che potevano completare un album, e non che risultasse come una “compilation” o un accozzaglia di pezzi.
Inizialmente lʼidea era quella di pubblicare dei singoli come e quando mi andava sotto questo pseudonimo. Poi cʼè stata in primis la richiesta di un album e poi anche un pò lʼesigenza da parte mia. Personalmente mi sono formato in unʼepoca in cui fare un album era una cosa importante e gratificante allo stesso tempo.
È un disco figlio di una malinconia che mi porto dentro. Questo basta e avanza per avere lʼinput di un concept.

Il Colosseo. Piazza Bologna. Gli scenari di Interno29 sono ispirati ai paesaggi di Roma, città che ti porti dentro e a cui sei legato in una maniera particolare. Raccontaci

Ho un rapporto speciale con lei. Lefrasi, lʼidea, le canzoni sono nate li.
Ho sempre avuto una forte attrazione verso le metropoli. È come se quellʼanonimato che si crea stando fra più di un milione di persone ti renda meno vulnerabile in genere, il caos esterno rispecchia un pò il mio essere irrequieto e paradossalmente mi ha sempre creato una pace energica interiore che poi ho trasformato in qualcosa di creativo.

La tua musica è già stata ascoltata nei club più conosciuti di Roma. Il 22 Agosto, invece, in occasione del Sei Festival, suonerai per la prima volta nel Salento, tua terra natale. Quali sono le tue emozioni a riguardo?

Sarà bello. Sono felice che sta per accadere. È un bel momento.

Dici che bisognerebbe tornare allʼessenza delle canzoni e che per te è molto importante la sincerità nella musica. Sono pensieri che applichi anche nel tuo lavoro da produttore?

Ovviamente. Tutti coloro che ho prodotto si sono dovuti sorbire questi discorsi. Produrre un disco di un altro artista è una cosa molto bella. Ma per tutto il tempo della produzione non bisogna mai perdere di vista il fattore sincerità sia delle canzoni che dellʼartista in genere. Spesso ci si focalizza sulla parte tecnica delle rec, dei mix, delle cose in genere che sono tutte secondarie. Nella produzione di un disco invece bisogna ragionare e valutare diversi aspetti primari legati allʼidea del disco stesso. È un discorso che ha a che vedere più con lʼetica dellʼartista che con il resto.

Oltre alla pubblicazione di “Interno29” hai anche scritto un libro: “Come Gerbere Arancioni”. Qual è la cerniera che unisce questi tuoi due aspetti?

I testi. Se non ci fosse stato “Come Gerbere Arancioni” probabilmente non avrei scritto Fiori e Camomilla, se non ci fosse stata Fiori e Camomilla, non staremmo qui a parlare di Interno29 e neanche de LefrasiincompiutediElena.

Intervista a cura di Cristiana Francioso