“DELLE INUTILI PREMONIZIONI”: GLI APPUNTI LUNGIMIRANTI DI PAOLO BENVEGNÙ

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Venerdì 6 agosto, dalle 22 nell’atrio del Castello Volante (ingresso 15 euro – biglietti nel circuito Dice bit.ly/SEI_Benvegnù) doppio concerto –  che rientra nella Programmazione Puglia Sounds Live 2020/2021 della Regione Puglia (FSC 2014/2020 Patto per la Puglia – Investiamo nel vostro futuro) – con Cristiana Verardo e Paolo Benvegnù.Il cantautore e chitarrista italiano e fondatore degli Scisma, Paolo Benvegnù, già ospite di #seiacasa nel 2020 con il suo ultimo album dal titolo “Dell’odio e dell’innocenza”, oggi racconta al Sei Festival il nuovo progetto discografico in acustico “Delle inutili premonizioni Vol.1” che ha visto la luce il 14 febbraio 2021, lavoro da lui definito “appunti lungimiranti”. Prima del concerto la serata prenderà il via alle 20:30 sulle terrazze con la presentazione dei due volumi “B-side. L’altro lato delle canzoni” (Arcana edizioni) della scrittrice e critica musicale Doriana Tozzi, direttrice di I Think Magazine e collaboratrice di Rockit, Rumore e L’Isola che non c’era.

Quest’anno è uscito “Delle inutili premonizioni Vol.1”. In un solo giorno hai registrato canzoni note e altre meno del tuo repertorio, mettendo insieme dodici brani ripresi da tutti gli album riproponendoli però in chiave acustica. Come mai hai scelto di chiudere questi brani sotto il nome di “Delle inutili premonizioni Vol.1”? Definiresti i brani inseriti in questo disco “lungimiranti”?

“Delle inutili premonizioni” è solamente un tentativo di ricordare ciò che per me sono utili divinazioni. Piccole intuizioni sulla vita in generale. Serviva a me, perché vergognosamente scrivo solo per me. Un breviario di sguardo sugli eventi, sull’altro, sull’ulteriore. In questo senso, e anche per la mancanza di dati spazio-temporali, li ritengo appunti lungimiranti, sì.

Come hai scelto i dodici brani presenti in questo album?

La scelta è stata casuale, per gusto personale, direi. Avevo registrato più di venti brani. Quelli scelti, e solo in quell’istante, mi parlavano meglio degli altri. In fondo, siamo tutti ascoltatori di ciò che succede, qui ed ora. In generale, ognuno di noi è una moltitudine. La mia moltitudine ha scelto in quell’istante all’unanimità.

Essendo tu un artista in continua sperimentazione, ci sono dei brani che non senti più tuoi?

Sei gentile, e ti ringrazio. Ma io sono solamente uno “studente”. Nel corso di una vita lunga come la mia ci sono sicuramente dei passi di cui si ha pudore anche solo nel ricordarli. Nel caso in questione moltissime cose all’inizio del progetto Scisma sono per me inascoltabili per arroganza, supponenza e ignoranza. Lentamente imparo, lentamente dimentico. Penso però che negli ultimi dieci anni poche cose non rientrino in ciò che sento anche ora.

Facciamo un piccolo passo indietro. Nel marzo 2020 è uscito “Dell’odio dell’innocenza”, nominato tra l’altro per il Premio Tenco. Hai spiegato di aver trovato queste undici canzoni in forma di provini chitarra/voce all’interno di una busta a te indirizzata, senza alcuna informazione in merito alla provenienza e all’autore. Cosa c’è dietro a questo mistero?

Nessun mistero. È solamente senilità. Sono arrivato al punto in cui gli scenari immaginati ed altri intrisi di realtà hanno lo stesso peso. Le probabilità che effettivamente quei brani mi siano arrivati in una busta sono le stesse relative ad averle scritte di mio pugno.
Mi rendo conto che un buon terapeuta vorrebbe investigare più a fondo su questa finta volontà di impotenza. Ma il mio sentire, ultimamente, è davvero sempre in bilico tra ciò che sembra e ciò che potrebbe essere. Perciò non è per me sbagliato dire che i brani di “Dell’odio dell’innocenza” siano stati scritti da una madre e recapitatimi per sua benevolenza.

In quest’album hai raccontato l’amore in maniera autentica e viscerale, senza paura di scovarne anche i difetti. Chiederti cosa sia per te “amore” sarebbe quindi una domanda dalla risposta troppo vasta… per questo ti chiedo: che cos’è per te il non-amore?

Amore: A-mors. Non morte. Non-Amore. Doppia negazione. In profondità, rispondendo alla domanda, penso che sia il negare l’istinto primigenio a quel miracolo che è il respiro. Ma è anche dimenticare lo sguardo verso l’altro. Oppure dimenticare il nostro essere insignificanti di fronte a tutto ciò che solo percepiamo.

Abbiamo lanciato l’hashtag #wecanbeheroes, in che modo un artista può essere un eroe in questo periodo?

Chi si definisce Artista è già un Eroe cieco. Della propria inutile rappresentazione di se stesso. Un Eroe negativo, al meglio Narciso. Come mi potrebbe interessare? Volete dell’eroismo, vero e non a buon mercato? Andate a vedere i bamibni correre, la desolazione nella solitudine degli ospedali, tornate a guardare al cielo come ad una divinità inspiegabile ed incontrollabile. Ho l’impressione che non interesserebbe più a nessuno trovare degli Eroi.