CLARA TESLA: UN VIAGGIO LENTO MA INTENSO PROPOSTO DAGLI INUDE.

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Il trio salentino – Giacomo Greco (programming, voce, chitarra, synth), Flavio Paglialunga (voce, percussioni, piano, synth) e Francesco Bove (dubmaster & more) – si è affermato negli ultimi anni tra le realtà indie più interessanti del panorama italiano. Nel 2016 l’EP di debutto “Love Is in the Eyes of the Animals” colleziona oltre mezzo milione di streaming, importanti critiche e recensioni e porta la band in tour in Italia e in Europa con oltre 80 date. Negli anni successivi gli Inude sono tornati in scena con i nuovi singoli “By The Ocean”, “Sleep”, “So Easy”, “Shadow of a Gun” poi confluiti nell’album “Clara Tesla” del 2019. La band, che aprirà il Sei – Sud Est Indipendente Festival sabato 18 Luglio al Castello di Corigliano d’Otranto (LE) con il nuovo live set, racconta sul sito del Sei Festival il concept di Clara Tesla: un viaggio lento ma intenso, da fare quasi in apnea tra arrangiamenti elettronici, melodie pop e uno sfondo nu-soul.

Una casa in montagna, un gatto e Nikola Tesla. Sono tre riferimenti importanti per capire la genesi del nome del vostro primo album Clara Tesla, sintesi interessante tra l’elettronica e le sonorità mediterranee. Raccontateci che cosa contiene e come ha preso forma questo disco. 

Abbiamo vissuto un’esperienza che per ognuno di noi ha avuto un significato importante al fine di conoscere se stessi e che ci ha permesso di prendere delle decisioni importanti. Quel flusso di energia che si era creato era condiviso da tutti, Clara Tesla è questo sentimento comune. Ha preso forma attraverso un lungo percorso di suggestioni sonore e visive. 

Inude, concerto, live, festival, indie, eventi Salento, estate 2020“Clara Tesla” è un disco sospeso in una serie di sonorità contemporanee e innovative, infatti, nonostante il respiro internazionale, siete riusciti a portare un po’ di Puglia all’interno di questo lavoro discografico… 

Certo, i suoni della Puglia oramai sono insiti in noi e questo è forse uno degli elementi fondamentali che attribuisce il calore giusto alla nostra musica. 

Siete ragazzi partiti dalla provincia che hanno scelto di presentare la propria musica in lingua inglese in un periodo in cui le canzoni in italiano hanno una presa maggiore nel nostro Paese. Come avete unito questi due aspetti che vi rendono un po’ “outsider”? Quali sono stati i pro e quali i contro? 

Abbiamo sempre creduto che la musica non abbia confini di linguaggio, di luoghi e di tempo. In Italia da sempre va più forte la musica cantata in Italiano e siamo stati sempre sereni riguardo a questo aspetto. Siamo molto contenti che, nonostante ciò, in Italia veniamo apprezzati tanto quanto all’estero, confermando quanto detto poco prima. 

Per la creazione di questo album avete deciso di chiudervi in una casetta in montagna. Raccontateci un po’ di questa esperienza produttiva e di come l’ispirazione modella i brani degli Inude… 

Durante il tour del nostro primo Ep ci è capitato di fare tappa da un nostro amico che vive nelle Marche, più precisamente sul crinale di una collina a ridosso del bosco. Dal primo momento siamo rimasti affascinati. Siamo dei salentini un po’ atipici, amanti delle basse temperature e della montagna e ci è sembrato il posto ideale per poterci isolare dal mondo e vivere un’esperienza di scrittura in un posto ultra suggestivo. Per quattro mesi siamo stati a stretto contatto con la natura e abbiamo avuto modo di conoscere dei luoghi meravigliosi e secondo noi sottovalutati, perchè se ne parla poco. Tutto questo ha influito pesantemente sul mood del disco e sulla nostra emotività: era come vivere in una dimensione parallela e quasi irreale. 

Oltre a lavorare al vostro disco avete anche maturato esperienza sia nella creazione di colonne sonore sia nel lavoro di Producer. Quanto credete sia utile produrre musica per gente esterna? 

Produrre musica per gente esterna secondo noi dovrebbe essere qualcosa in cui tutti i musicisti dovrebbero cimentarsi perchè è un’ottimo modo per provare a fare delle cose diverse rispetto a quello che faresti di solito e da esperienze simili si impara tanto in termini di sperimentazione. In Italia da poco si sta iniziando a sperimentare in questo senso e crediamo che nel nostro ambiente dovremmo fare molte più collaborazioni tra noi artisti al posto di rimanere chiusi ognuno nella sua bolla. 

Dopo questo blocco mondiale si ritorna man mano a fare musica dal vivo. Che cosa provate all’idea di poter ricalcare di nuovo i palchi? Che cosa ci dovremo aspettare dal concerto del Sei – Sud Est Indipendente Festival? 

Purtroppo ancora non ci sentiamo tranquilli. Bisogna aspettare l’autunno e vedere come si metteranno le cose ma, a parte questo piccolo dettaglio, siamo emozionati al pensiero di risalire di nuovo sul palco che è il nostro habitat ideale. Abbiamo lavorato tanto alla produzione di questo live e abbiamo arrangiato i pezzi in modo tale che uscissero dalla dimensione da “casetta di montagna” che è propria del disco, cercando di spingere al massimo i brani. Il live sarà energico e al tempo stesso lisergico, promettiamo un bel viaggio!

Intervista a cura di Cristiana Francioso